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Tempo di Pasqua. C'è gioia nell'incontro che rinnova la vita

La risposta non si è fatta attendere. A chi credeva che finalmente tutto era finito, a chi rimpiangeva una bella esperienza scomparsa per sempre, a chi nell’indifferenza guardava da spettatore un gesto inutile... arriva l’annuncio dell’angelo: «Non è qui, è risorto!». Gesù non è più un cadavere. È vivo. Da questa consapevolezza nasce la gioia cristiana. I cristiani dovrebbero caratterizzarsi per questa gioia, per il loro essere risorti con Cristo. A volte, invece, sembriamo avere, come avverte Papa Francesco, «uno stile di Quaresima senza Pasqua». Con la nostra vita dovremmo rispondere alla contestazione di Nietzche: «Le vostre facce sono state per la vostra fede più dannose delle vostre ragioni. Se il lieto messaggio della Bibbia vi stesse scritto in viso, non avreste bisogno di esigere così costantemente fede nell’autorità di questo libro». Chi vive della Pasqua ha fatto esperienza di un incontro che lo ha rinnovato interiormente, gli ha aperto un nuovo orizzonte di vita, per cui trova una profonda fiducia anche nei momenti più tormentosi. Chi vive della Pasqua emana gioia contagiosa. Il dolore può bastare a se stesso ma per apprezzare a fondo una gioia bisogna avere qualcuno con cui condividerla. «Pasqua del Signore! Con gioia abbracciamoci gli uni gli altri», recita un’antica liturgia. La gioia fa esplodere, è comunicativa, si irradia. Non si può godere da soli ma si tende a partecipare agli altri la propria festa. In un mondo così cupo e scontroso il sorridere radioso può aprire uno squarcio di serenità e di amicizia. Lasciamoci anche stimolare dal sorriso di tanti sportivi rinati a vita nuova grazie alla forza del Risorto. Penso a Luca, 17 anni, che dopo nove mesi di assenza dai campi di calcio a causa di una grave malattia è tornato a correre dietro ad un pallone: «ora ho imparato ad apprezzare di più quello che ho». Ariola Trimi, nuotatrice disabile: «la mia vita è cambiata quando il mio allenatore mi ha detto di non usare più i muscoli che avevo perso, ma di usare quelli che avevo», così ha vinto la medaglia d’argento alle Paralimpiadi di Rio. La piccola squadra di Visso che, finalmente, dopo quattro mesi dalla terribile scossa di terremoto ha potuto riabbracciarsi per un gol: «anche se un pallone non è questione di vita o di morte, lo sport ha il potere di unire e guarire le ferite di una comunità». Senza dimenticare i numerosi progetti di inclusione e integrazione per immigrati, carcerati che in tutta la nostra penisola i Comitati Csi hanno presentato: «dallo sport tutti possono imparare qualcosa. Il primo insegnamento è che dalla diversità nasce la vera forza». È proprio vero che a Pasqua “tutte le creature proveranno un piacere, un amore, una gioia e rideranno con te, o Signore, e tu a tua volta riderai con loro”.                

                                                                                      




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